Un dibattito che dura praticamente da sempre e che si accentuato negli ultimi tempi, con la proposta di una nuova struttura fatta da parte della dirigenza indonesiana del Calcio Como.

Lo stadio Sinigaglia, la sua posizione, le opportunità che offre per essere sul lungolago in una zona di pregio, ma allo stesso tempo i disagi che crea, sono oggetto di discussione.

Una discussione senza vie di mezzo. C’è chi ama il Sinigaglia nel punto in cui si trova e sogna di vedere le partite del Como in Europa sulle rive del Lario. Ma allo stesso tempo c’è chi pensa a questa prospettiva come un incubo. Sono le due posizioni che sono emerse in questi mesi.

Il tutto si è scatenato dopo il 4 febbraio, nel giorno in cui a Palazzo Cernezzi i dirigenti del Como hanno presentato l’attesissimo nuovo progetto, disegnato dalla società Populous Holding. “Un impianto adeguato al quartiere Razionalista, utilizzabile sette giorni su sette” era stato detto. Non soltanto un luogo per il calcio, ma un punto di riferimento per il quartiere e la città con centro medico, farmacia, ristorante, hotel ed esercizi commerciali.

Sono poi seguite le richieste della Soprintendenza di diminuire i volumi e anche la valutazioni relative ai nuovi parcheggi nella zona, con la costruzione di due autosili, nell’attuale spazio Pulesin e al posto dell’attuale scuola Corridoni.

Nel piano, infatti, la zona attorno alla struttura dovrebbe diventare interamente pedonale, compreso viale Puecher, dove si trovano ora numerosi stalli, oltre alle sedi di Canottieri Lario, Yacht Club Como e, in fondo alla via, l’hangar dell’Aeroclub.

La città, come detto, si è divisa. Da una parte, soprattutto, i tifosi e l’amministrazione guidata da Alessandro Rapinese, che hanno sempre difeso a spada tratta il progetto.

Dall’altra parte hanno manifestato la loro contrarietà, tra gli altri, il Comitato Tutela Zona stadio di Como e un centinai di architetti e intellettuali.

E ancora una volta – se ne parla ormai da decenni e nulla è cambiato – è emersa la richiesta di portare lo stadio fuori dalla città, in una zona vicina all’autostrada e alle reti di collegamento, più tranquilla.

Perché, al di là dei volumi del progetto, l’altro tema sul quale si pone attenzione è quello dei provvedimenti di ordine pubblico che limitano parcheggi, spostamenti e che creano disagi quando tutto si blocca per fare arrivare al Sinigaglia i tifosi ospiti.

Anche questo un tema che da sempre è al centro dei contrasti tra chi vive da vicino – che sia residente o che sia un tifoso – le vicende legate allo stadio.

E a fronte di chi sostiene che in altre realtà la collocazione dell’impianto fuori città sia una abitudine consolidata, la risposta che arriva è quella di immagini di strutture che sono collocate sulle rive di mari, laghi e fiumi o che sono contestualizzate nel pieno di un centro urbano.

Una discussione praticamente eterna con dei dati di fatto certo. L’attuale amministrazione ha garantito il suo appoggio e in ogni circostanza il sindaco Rapinese ha ribadito “Il nuovo stadio si farà”.

La società intende avanti con il suo progetto sportivo che è legato alla costruzione del nuovo stadio. L’obiettivo, in 5-10 anni, è di avere una squadra consolidata a livello europeo. Per intanto, in caso di qualificazione ad eventi Uefa, è stata chiesta la disponibilità dello stadio di Udine. Per il futuro, si vedrà.

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